La conoscenza è uno dei temi più controversi e suggestivi dell'evoluzione spirituale dell'uomo, in quanto affrontato in maniera duale proprio nel contesto biblico tanto da sollevarsi, già ad una prima lettura, alcune perplessità.
Da una parte sembra che, con la narrazione del peccato originale nel Giardino dell'Eden, la conoscenza sia collegata ad una maledizione, a cui seguita una punizione divina; d'altra parte, decine di altri versetti della Bibbia la raffigurano come un regalo divino. Condividiamo, dunque, l'argomento e cerchiamo insieme di capire esattamente di cosa si tratti.
Il Peccato originale: il sapere interdetto
Ricordiamo tutti la storia di Adamo ed Eva nel Giardino dell'Eden. Dio disse loro di non mangiare il frutto dell'albero della conoscenza del bene e del male. Ma, come spesso accade, e con l'intervento del diabolico serpente, la tentazione e la curiosità prevalsero.
Genesi 2:16-17 (CEI):
"Il Signore Iddio diede all'uomo questo precetto: 'Potrai mangiare di tutti gli alberi del giardino, ma non mangiare dell'albero della conoscenza del bene e del male; nel giorno che ne mangerai, morrai.'"
L'intepretazione di questa storia, specie se effettuata nella conoscenza integrale della scrittura biblica, evidenzia come da essa s'inneschi in realtà la necessità d'una indagine sulla conoscenza..
Anche i versetti dedicati al mito della Torre di Babele, possono essere interpretati a favore d'una tesi per la quale la conoscenza sia malvista dal Creatore. Di fatto, nella divisione che Dio infligge all'uomo in relazione al linguaggio, viene simbolicamente puntita l'ambizione del Suo popolo, d'erigere l'alta torre sino ai cieli, sfruttando le proprie conoscenze edili e d'ingengeria, quasi nel tentativo di porsi sullo stesso piano dell'onnipotente Creatore:
Genesi 11:4:
"Poi dissero: 'Venite, costruiamoci una città e una torre, la cui cima tocchi il cielo, e facciamoci un nome, per non disperderci su tutta la terra'"
La Saggezza: una offerta divina
Se non fosse per le citate narrazioni, la Bibbia parla in molti altri passaggi della conoscenza come di un dono meraviglioso. I Proverbi, in effetti, sono pieni di elogi alla saggezza e alla conoscenza.
Proverbi 2:6 (CEI):
"Perché il Signore dà la saggezza; dalla sua bocca escono scienza e intelligenza."Proverbi 4:7 (CEI):
"La sapienza è la cosa principale; procurati la sapienza, sì, con tutto ciò che possiedi procùrati l'intelligenza
Attraverso questi versetti apprendiamo che la scienza e la saggezza sono, invece, tra i tesori più belli donatici da Dio, con l'aiuto dei quali possiamo vivere meglio e più giustamente.
Riflessioni filosofiche e interreligiose
Molti filosofi e teologi, d'altro canto, hanno apportato il loro contributo, sviluppando ognuno secondo propria visuale il concetto di "conoscenza". Il grande santo Tommaso d'Aquino, per esempio, vedeva la conoscenza come uno strumento atto proprio ad avvicinarsi a Dio:
Summa Theologiae, Prima Pars, Q.1, Art. 6:
"La scienza sacra è una scienza che nasce dai primi principi conosciuti per luce divina."
Altre religioni convenzionali sviluppano ampliamente un argomento ritenuto fondamentale per lo sviluppo dell'essere e la crescita spirituale dell'uomo, di qualunqe razza esso sia. Secondo il Corano, per esempio, la conoscenza è una benedizione.
Corano 20:114:
"... e disse: 'O mio Signore, accrescimi in conoscenza.'"
Secondo la scrittura indiana del Bhagavad Gita invece, la conoscenza, o jnana, è una sorta di mezzo attraverso il quale si può raggiungere la liberazione spirituale.
Bhagavad Gita 4:38:
"Niente in questo mondo è purificatore come la conoscenza. Colui che è perfezionato nello yoga, alla fine la trova dentro di sé."
Questi testi dimostrano che, in molte culture e religioni, in vera e propria visuale transdottrinale, la saggezza viene considerata un dono sacro, un passaggio per l'illuminazione e la redenzione dello spirito.
In conclusione, se l'espulsione dell'uomo dal biblico giardino dell'Eden sembra una condanna della conoscenza in assoluto, i libri sapienziali la ribadiscono come un dono di Dio insieme alla saggezza.
Detta evidente dualità impone una riflessione, da cui derivi la consapevolezza che la scelta sia delegata proprio al nostro libero arbitrio.
La conoscenza non è in sé né buona né cattiva ma, Dio in fondo desidera che ad essa non sia associato un atto di deliberata disobbedienza nei Suoi confronti.
Peraltro, altri testi religiosi, insieme visuali teosofiche ed antroposofiche1Il grande antroposofo Steiner interpreta la conoscenza come un processo che non può essere limitato alla sola razionalità o empirismo, ma che richiede anche un'esplorazione e un'evoluzione dell'intera sfera dell'essere umano, inclusi gli aspetti spirituali e intuitivi. che hanno guidato l'umanità, ci rivelano il ruolo della conoscenza come un mezzo attraverso cui sia dato di raggiungere la Verità e la saggezza.
Pertanto, se da una parte la conoscenza è il modo più importante per raggiungere una vita piena e spiritualmente ricca, dall'altra si rende necessario, nel raggiungerla, di rispettare il volere del Creatore, frenando le proprie ambizioni, e restando alla Sua adorazione sottomessi.
Raggiunta simile consapevolezza, è bene si consideri tuttavia che, nei limiti dell'intelletto umano, non sarà mai possible neanche sfiorare una vera pienezza spirituale nella conoscenza, se non in un atto di Fede in Dio, qualsiasi sia lo stadio evolutivo raggiunto.
Solo in Dio vi è onniscenza, non ci resta che comprenderlo, accettarlo gioiosamente, cercando riunirci al divino che è in ciascuno di noi2Genesi 1:27 (Nuova Riveduta):
"E Dio creò l’uomo a sua immagine, a immagine di Dio lo creò; maschio e femmina li creò.", per poter raggiungere la realizzazione eterna tanto del nostro spirito, quanto della nostra stessa vita terrena.









